L’iniziazione del pavone

francesca-di-ruscio-microracconti Francesca Di Ruscio


 

Il 2 luglio di ogni anno i pavoni di tutto il mondo si riuniscono nelle piazze per mostrare le proprie grazie. Non si dia per scontata la natura del pavoneggiare, ché non tutti i pavoni sono nati per farsi guardare. Alcuni, timidi e insicuri, preferiscono camminare rasentando i muri piuttosto che lanciarsi nel mucchio feroci e privi di scrupoli.

– A che serve un pavone se non sa pavoneggiare? – Chiedono galline, piccioni e tutti gli altri pennuti: – qualcuno glielo dovrà pur insegnare – continuano sentenziando polemici.

Proprio per questo è stato pensato il grande carnevale nel quale tutti i pavoni si esibiscono in danze e sfilate dando sfogo al proprio represso narcisismo. Ma guardate quel piccolo pavone mentre risale la nera gola della metropolitana con le ali conserte e il corpicino piegato da una paura tremenda (o forse no?), magari è una specie di genuflessione animale, un omaggio alla luce che adesso verrà. Basterà aggrapparsi alla maniglia scorrevole delle scale mobili, lasciarsi trasportare verso l’alto e poi – voilà – dentro il fluido indistinto del grande carnevale che divora insieme paure e felicità. L’amico che vede il giovane pennuto tremare:

-È la prassi – spiega cinico cogliendo sul volto un terrore familiare.

Ha le penne incastrate nelle maniglie delle scale eppure lascia indietro orgoglioso pezzi di sé perché non ha paura di cambiare. Il piccolo pavone lo guarda ammaliato e quasi pensa di potercela fare a pavoneggiare – tutto sta nel riprendere fiato. Un due tre conta per scaricare la tensione; un due tre e poi saltiamo fuori dispiegando a ventaglio le penne colorate tra la musica e i carri che invadono le piazze.

Giovane pennuto che sali le scale, varcata la soglia lo sguardo si deforma e si vede tutto ciò che fino a ieri sembrava impossibile notare: la vecchia gallina che fa l’hula-hoop su i tetti delle case, il pavone smunto e solitario che attraversa i carri come fosse fantasma. Ti meraviglierai e lo racconterai, ma non offenderti se attirerai su di te espressioni incredule e risatine maligne: tu continua a parlare finché l’occhio e l’orecchio giusto eviteranno che il sorriso timido e basso si trasformi in una smorfia di disgusto.

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